Le ragazze con le calze grigie

Sul quadro dipingerà La famiglia. Lui, nudo e accovacciato. La moglie Edith, rotonda e sciatta, seduta tra le sue gambe. E il bambino che dovrà nascere, ai piedi di lei. Una piramide di carne, volti scavati. Soltanto lo sguardo di Egon fissa lo spettatore e si tocca il petto, quasi a chiedere pietà. La donna e il bambino volgono i visi di lato. È lui che li protegge, il tramite con il mondo. Tutto inizia con lui. Persino Edith e il bambino sono soltanto feti partoriti dalla sua essenza, dal suo corpo che non è donna né uomo, ma li racchiude entrambi.

 

 

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Vienna, 1918.

Egon Schiele, il pittore più dissacrante e controverso di Vienna, si appresta a terminare la sua ultima opera, La famiglia. Sul quadro, di notevoli dimensioni, raffigurerà una piramide di corpi nudi, che culmina nel ritratto di se stesso. Ai suoi piedi una donna, tra le cui gambe è accovacciato un neonato. Soltanto Egon rivolge lo sguardo allo spettatore, avvicinando una mano al petto quasi a chiedergli di ascoltare la sua storia. La donna è Edith Harms, la giovane moglie che, nella stanza accanto, lotta tra la vita e la morte e che porta in grembo il figlio che non nascerà mai.

Ma la stanza in cui Egon lavora, combattendo contro il tempo e un dolore antico, è piena di altri quadri, di bozzetti e appunti che raffigurano donne giovani e bellissime, i ricordi di una vita. Soltanto due di loro, però, lo hanno cambiato e amato al punto che ora quasi confonde il volto della donna che sta raffigurando: gli occhi buoni e ingenui di Edith, il sorriso malizioso e affascinante di Wally.

Prende avvio da qui un storia travolgente, che attraversa le vite dei personaggi che hanno ruotato intorno alla figura di Schiele e che ne hanno ispirato l'opera.

Un romanzo potente, in cui la vita e l'arte si confondono in una tela fatta di carne, sentimenti e sangue.

 

 

 

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